Itinerari del Parco


via Pallavicini 13
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 Villa Durazzo – Pallavicini si trova in via Pallavicini 13, Genova Pegli.
  Il Parco: itinerari del parco

 

Di fronte all’antica Tribuna dei Grimaldi si snoda il Viale gotico, costeggiato da fitti lecci e rose rampicanti, che conduce i visitatori al primo edificio accessibile al pubblico: la Coffee House.


Si tratta di una palazzina neo-classica, decorata da colonne e da quattro statue raffiguranti Leda, Pomona, Ebe e Flora.
Dopo aver attraversato la Coffe House, si entra in una nuova scena, quella del Viale classico, delimitata dalla palazzina neo-classica e dall’imponente Arco di Trionfo.
Allo scopo di rendere la scenografia ancora più grandiosa agli occhi dello spettatore, una vasca di marmo bianco è collocata ai due terzi del viale e costituisce, anche, un tranquillo luogo di sosta.
Con questi elementi scenografici, il progettista voleva rievocare l’ambiente urbano, quasi una sorta di “boulevard de Paris”.
Sulla cima dell’Arco di Trionfo è collocata, tra due statue di geni alati, l’epigrafe che invita ad abbandonare le preoccupazioni quotidiane e la frenetica vita cittadina per immergersi nella serenità della natura, che consente, addirittura, la possibilità di avvicinarsi a Dio.

Superato l’Arco di Trionfo, si conclude il prologo ed ha inizio il primo atto intitolato “Ritorno alla natura”. Infatti, il visitatore si ritrova catapultato nella magica realtà preannunciata dall’iscrizione, passando attraverso una Casetta rustica, un cascinale di pietra dove l’unica luce presente è quella che filtra attraverso i rami degli abeti rossi e degli agrifogli. Di fronte, un ponticello di legno, che attraversa un piccolo ruscello, conclude la scena del Romitaggio, rappresentazione del processo di spoliazione e di abbandono delle comodità della vita che l’eremita decide di affrontare nella sua ricerca di Dio.
Lasciato alle spalle questo caratteristico luogo rustico, che ricorda i tipici ambienti Alpini, si giunge all’Oasi Mediterranea, originariamente estranea al progetto e caratterizzata da collezioni di agave, palme e piante succulente e da un Belvedere, oggi sfortunatamente compromesso dal passaggio dell’autostrada.

Da qui il sentiero conduce al famoso Viale delle camelie, spettacolare durante gli ultimi mesi invernali e l’inizio della primavera, e da qui verso la scena del Lago vecchio, le cui acque da una roccia scoscesa confluiscono in una piccola cascata.
Proprio all’altezza del Lago Vecchio s’interrompe l’itinerario odierno.
Le scenografie che rappresentano il secondo atto si trovano nella zona del parco attualmente chiusa al pubblico e in attesa di restauri. Qui sono rappresentate le drammatiche vicende di un immaginario Capitano e dei suoi eroi, tragicamente sconfitti in battaglia. Il suo castello domina la collina dalla cima e, lì vicino, si trova il luogo della sua sepoltura.
Discendendo il sentiero i visitatori giungevano presso una Grotta, rappresentazione dell’Inferno dantesco, e gli spettatori venivano traghettati su di uno scafo verso le rive del Lago grande, rappresentazione del Paradiso ritrovato dopo la purificante esperienza agli Inferi nel II atto. Qui lo spettatore si trova di fronte ad un ambiente di pace ideale e di perfezione, dove ogni popolo della terra è rappresentato da una colorata serie di architetture in stili diversi: la Pagoda cinese, il Chiosco turco, il Tempietto greco, il Ponte romano, l’Obelisco egizio.


La scena successiva è dedicata a Flora, la dea dei fiori, in onore della quale è stato costruito un padiglione ottagonale decorato con raffigurazioni di genietti alati e ghirlande di fiori, opera dello scultore G. Centanaro.


Il tempietto si affaccia sul Viridario di Flora, giardino segreto racchiuso da una piccola serra in vetro e ghisa.
Sulla sommità di una collinetta adiacente alla riva del lago è collocato il Chiosco turco, decorato da fregi e ornati moreschi. Oltre il chiosco il sentiero prosegue in un boschetto di lauri e cipressi, al centro del quale si trova una piazzetta con la scena conclusiva della Rimembranza. Dalla piazzetta, contornata dai cipressi, è visibile la stele commemorativa per Gabriello Chiabrera, illustre poeta ligure.
La piazzetta è distaccata dal monte da una striscia d’acqua che la fa sembrare quasi un isola. Il percorso sinuoso dell’acqua divide allegoricamente la terra ferma, rappresentazione della vita, dal boschetto che ospita il monumento, rappresentazione della morte che può essere sconfitta dall’immortalità dell’arte.
Così si conclude il terzo atto del racconto; da qui in poi il percorso conduce al Chiosco delle rose, al Labirinto, all’Altalena e al Ponte Cinese.

Termina così, con questa amena immagine del lago, il racconto romantico che caratterizza il paesaggio del parco. Attraverso il sentiero che porta all’uscita, il visitatore si imbatte ancora in una scena allegorica di lotta tra il coccodrillo e l’aquila che difende la prole.
Recentemente è emersa una lettura alternativa e segreta dell’itinerario del parco, che svela una sorprendente connessione con l’iniziatico percorso della massoneria ottocentesca.








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