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Di
fronte all’antica Tribuna dei Grimaldi si snoda
il Viale gotico, costeggiato da fitti lecci e rose
rampicanti, che conduce i visitatori al primo edificio
accessibile al pubblico: la Coffee House.
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Si tratta di una palazzina neo-classica, decorata
da colonne e da quattro statue raffiguranti Leda,
Pomona, Ebe e Flora.
Dopo aver attraversato la Coffe House, si entra in
una nuova scena, quella del Viale classico, delimitata
dalla palazzina neo-classica e dall’imponente
Arco di Trionfo.
Allo scopo di rendere la scenografia ancora più
grandiosa agli occhi dello spettatore, una vasca di
marmo bianco è collocata ai due terzi del viale
e costituisce, anche, un tranquillo luogo di sosta.
Con questi elementi scenografici, il progettista voleva
rievocare l’ambiente urbano, quasi una sorta
di “boulevard de Paris”.
Sulla cima dell’Arco di Trionfo è
collocata, tra due statue di geni alati, l’epigrafe
che invita ad abbandonare le preoccupazioni quotidiane
e la frenetica vita cittadina per immergersi nella
serenità della natura, che consente, addirittura,
la possibilità di avvicinarsi a Dio.
Superato l’Arco di Trionfo, si conclude il
prologo ed ha inizio il primo atto intitolato “Ritorno
alla natura”. Infatti, il visitatore si ritrova
catapultato nella magica realtà preannunciata
dall’iscrizione, passando attraverso una Casetta
rustica, un cascinale di pietra dove l’unica
luce presente è quella che filtra attraverso
i rami degli abeti rossi e degli agrifogli. Di fronte,
un ponticello di legno, che attraversa un piccolo
ruscello, conclude la scena del Romitaggio, rappresentazione
del processo di spoliazione e di abbandono delle comodità
della vita che l’eremita decide di affrontare
nella sua ricerca di Dio.
Lasciato alle spalle questo caratteristico luogo rustico,
che ricorda i tipici ambienti Alpini, si giunge all’Oasi
Mediterranea, originariamente estranea al progetto
e caratterizzata da collezioni di agave, palme e piante
succulente e da un Belvedere, oggi sfortunatamente
compromesso dal passaggio dell’autostrada.
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Da qui il sentiero conduce al famoso Viale delle
camelie, spettacolare durante gli ultimi mesi invernali
e l’inizio della primavera, e da qui verso la
scena del Lago vecchio, le cui acque da una roccia
scoscesa confluiscono in una piccola cascata.
Proprio all’altezza del Lago Vecchio s’interrompe
l’itinerario odierno.
Le scenografie che rappresentano il secondo atto si
trovano nella zona del parco attualmente chiusa al
pubblico e in attesa di restauri. Qui sono rappresentate
le drammatiche vicende di un immaginario Capitano
e dei suoi eroi, tragicamente sconfitti in battaglia.
Il suo castello domina la collina dalla cima e, lì
vicino, si trova il luogo della sua sepoltura.
Discendendo il sentiero i visitatori giungevano presso
una Grotta, rappresentazione dell’Inferno dantesco,
e gli spettatori venivano traghettati su di uno scafo
verso le rive del Lago grande, rappresentazione del
Paradiso ritrovato dopo la purificante esperienza
agli Inferi nel II atto. Qui lo spettatore si trova
di fronte ad un ambiente di pace ideale e di perfezione,
dove ogni popolo della terra è rappresentato
da una colorata serie di architetture in stili diversi:
la Pagoda cinese, il Chiosco turco, il Tempietto greco,
il Ponte romano, l’Obelisco egizio.
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La scena successiva è dedicata a Flora, la
dea dei fiori, in onore della quale è stato
costruito un padiglione ottagonale decorato con raffigurazioni
di genietti alati e ghirlande di fiori, opera dello
scultore G. Centanaro.
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Il tempietto si affaccia sul Viridario di Flora,
giardino segreto racchiuso da una piccola serra in
vetro e ghisa.
Sulla sommità di una collinetta adiacente alla
riva del lago è collocato il Chiosco turco,
decorato da fregi e ornati moreschi. Oltre il chiosco
il sentiero prosegue in un boschetto di lauri e cipressi,
al centro del quale si trova una piazzetta con la
scena conclusiva della Rimembranza. Dalla piazzetta,
contornata dai cipressi, è visibile la stele
commemorativa per Gabriello Chiabrera, illustre poeta
ligure.
La piazzetta è distaccata dal monte da una
striscia d’acqua che la fa sembrare quasi un
isola. Il percorso sinuoso dell’acqua divide
allegoricamente la terra ferma, rappresentazione della
vita, dal boschetto che ospita il monumento, rappresentazione
della morte che può essere sconfitta dall’immortalità
dell’arte.
Così si conclude il terzo atto del racconto;
da qui in poi il percorso conduce al Chiosco delle
rose, al Labirinto, all’Altalena e al Ponte
Cinese.
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Termina così, con questa amena immagine del
lago, il racconto romantico che caratterizza il paesaggio
del parco. Attraverso il sentiero che porta all’uscita,
il visitatore si imbatte ancora in una scena allegorica
di lotta tra il coccodrillo e l’aquila che difende
la prole.
Recentemente è emersa una lettura alternativa
e segreta dell’itinerario del parco, che svela
una sorprendente connessione con l’iniziatico
percorso della massoneria ottocentesca.

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