La Storia


via Pallavicini 13
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 Villa Durazzo – Pallavicini si trova in via Pallavicini 13, Genova Pegli.
  Il Parco: la Storia

 

Il parco di Villa Durazzo-Pallavicini venne realizzato a metà Ottocento dall’architetto Michele Canzio, allora scenografo del Teatro Carlo Felice.

Michele Canzio nasce a Genova nel 1788 da famiglia di modeste condizioni e si forma nella bottega di oscuri scenografi dai quali si affiancherà assumendo incarichi di importanza via via crescente.

La sistemazione del terreno, gli scenari verdi ed arborei, i giochi d'acqua e le architetture classiche ed esotiche sono gli elementi che il Canzio amalgama con la preziosa arte dello scenografo creando un perfetto parallelismo con i moduli del teatro e della letteratura operistica ottocentesca.

Oltre ad essere uno dei maggiori giardini storici a livello internazionale, esso rappresenta uno dei più rari ed eccellenti esempi di parco di stile romantico che l’Europa possa vantare.
Si tratta, infatti, di un favoloso giardino delle meraviglie in grado di stupire ancora oggi il moderno visitatore.

Il palazzo Grimaldi, attuale sede del Museo Civico di Archeologia Ligure, è il perno intorno al quale, nell’arco del tempo, si sono sviluppati l’Orto Botanico di Clelia Durazzo, impiantato nel 1794, ed il parco, voluto dal nipote Ignazio Alessandro Pallavicini.

Il Museo di Archeologia Ligure è stato creato per raccogliere opere di inestimabile valore e bellezza risalenti ad un periodo storico che va dal Paleolitico Medio all'Età tardo_Antica. Si possono ammirare all'interno del museo opere come le sepolture paleolitiche dalla grotta ARENE CANDIDE, i corredi funebri della Genova pre romana.
Nel 1936 prima che il Museo di Archeologia Ligure si trasferisse in Villa Pallavicini i reperti archeologici erano conservati presso la Villetta Di Negro e prima ancora a Palazzo Bianco nel Museo di Storia dell'Arte.
Data fondamentale per il Museo di Archeologia Ligure di Genova è il 2001 con l'apertura della Sala Egizia e la Sala dei Marmi romani che ha provocato un incremento delle visite.
Nella Sala Egizia del Museo sono esposti i reperti archeologici scoperti fra Otto e Novecento.
Alcune delle opere esposte all'interno del Museo di Archeologia Ligure di Genova-Pegli: la Tavola bronzea di polcevera, i corredi della necropoli preromana di via XX Settembre, la collezione di marmi, le collezioni preistoriche degli studiosi liguri ottocenteschi.

Il parco venne fatto costruire in base allo stile più in voga di quel periodo, quello del giardino “all’inglese”.
I lavori per la ristrutturazione del palazzo Grimaldi e per la costruzione del parco ebbero inizio nel 1840 e si protrassero per altri sei anni durante i quali furono impiegati 350 operai, per trasformare l’arida ed incolta collina in un lussureggiante giardino romantico alla moda, ricco di laghi, piccole cascate e grotte.
La complessità dell’opera di costruzione fu dovuta alla necessaria trasformazione del paesaggio da territorio agricolo, parzialmente incolto, a parco predisposto per il divertimento ed il tempo libero.
Michele Canzio progettò anche le varie strutture architettoniche presenti nel parco.
Di particolare rilievo sono gli edifici in stile neo-gotico, come la facciata della tribuna annessa alla chiesa di San Martino, e quelli di matrice neo-classica come la Coffee House, l’Arco di Trionfo, il Tempio di Diana e il Tempio di Flora.

Di grande originalità la trovata scenografica consistente nell’applicare sul retro dell’Arco di Trionfo elementi che riproducono una baita di montagna.

I padiglioni in stile cinese e moresco testimoniano il particolare interesse del costruttore per le espressioni artistiche orientali.
Importante fu l’operato dello scultore genovese Cevasco, contemporaneo del Canzio, autore di tutte le statue presenti nel parco e nei suoi edifici: la coppia di cani marmorei, collocata sui pilastri all’entrata del parco, le statue rappresentanti l’Abbondanza e la Letizia dell’Arco di Trionfo, la statua di Diana sita nel tempietto ionico, i quattro Tritoni nel Lago grande, la statua di Flora, il busto di Michele Canzio, fatto realizzare a sua insaputa dal marchese Ignazio e collocato in riva al lago sotto la maestosa canfora.
La raffigurazione allegorica della lotta tra l'aquila ed il coccodrillo è opera dello scultore genovese Quinzio.

Ma ciò che rende davvero unico il parco Pallavicini è la maestria compositiva del suo impianto, volto ad ottenere uno spettacolare effetto teatrale. La sua struttura scenografica, costituita da una traccia narrativa, attentamente studiata e articolata in tre atti, e supportata da una serie di pannelli illustrativi collocati in punti strategici, consente al visitatore che vi passeggia all’interno di attraversare come un attore i quadri entro cui si svolge la scena e di ammirare e interpretare il parco come fosse un’opera d’arte. Questa sceneggiatura melodrammatica è emersa solo recentemente, in seguito agli studi condotti da due architetti genovesi, Silvana Ghigino e Fabio Calvi, e sembra essere l’unico esempio in tutta Europa.
L’inaugurazione avvenne nel 1846 in occasione del VIII Congresso degli Scienziati Italiani tenuto a Genova, nonostante i lavori non fossero ancora conclusi del tutto.
Le operazioni di finitura si prolungarono fino al 1856 – 1857, anni in cui il marchese arricchì il giardino di altre sculture e la già fitta e pregevole vegetazione del parco con varie altre piante, specialmente le rose e le camelie, divenute nel tempo una delle principali attrattive.

Nello stesso periodo il marchese si prodigò molto affinchè la stazione ferroviaria di Pegli venisse edificata proprio nei pressi del parco e stipulò un accordo, che durò cent’anni, affinché tutti i treni “diretti” si fermassero anche a Pegli.
Siamo, quindi, in un contesto di valorizzazione non solo della villa ma anche dell’intera cittadina di Pegli, e, a questo scopo, venne costruito anche un albergo, l’Hotel Michel, dove potevano soggiornare i turisti che nell’ottocento si recavano a visitare villa Pallavicini da ogni parte del mondo.
Alla morte di Ignazio nel 1871, il parco viene lasciato in eredità alla figlia Teresa Pallavicini, moglie di Marcello Durazzo e da allora esso ha assunto il nome Durazzo Pallavicini.
Dopo il fortunato periodo ottocentesco, nel 1928 l’intero complesso venne donato al Comune dalla marchesa Matilde Giustiniani, a condizione che esso restasse fruibile al pubblico nella sua veste originaria. Ma questo non fu del tutto possibile perché, a causa del degrado, la parte alta del giardino non era praticabile.
Ad oggi, la Villa Pallavicini non è, ancora, visitabile nella sua parte alta, ed è in attesa dei lavori di restauro.








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